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Il caso clinico
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Il caso clinico
Il caso clinico è l'ultima prova scritta, sia per il vecchio che per il nuovo ordinamento e, molto spesso, viene preso sotto gamba, proprio perchè costituisce l'ultima prova.
In realtà è spesso il passo più delicato dell'intero percorso che porta al raggiungimento dell'abilitazione. Dico questo non solo perchè essere bocciati a questo punto è abbastanza "fastidioso" (per usare un eufemismo), ma perchè sempre più spesso ci giungono esperienze di questo tipo: tutto procede bene, ma si viene bocciati al fatidico caso clinico.
Ritengo necessario fare un distinguo.
Esistono molti candidati che, purtroppo, durante la propria esperienza di tirocinio non hanno avuto modo di sperimentarsi né con esercitazioni, né partecipando a colloqui con pazienti. Questo è, in un certo quale modo, un handicap. Vero è che esistono fior fior di manuali in cui poter studiare casi ed esercitarsi, tuttavia l'esperienza pratica, in vivo, è tutta un'altra cosa.
Esistono poi candidati che hanno invece avuto la fortuna di assistere a colloqui, magari hanno partecipato a supervisioni o discussioni casi, ecc. Questi candidati spesso però, forti dell'esperienza maturata, giungono all'esame (la prova del caso clinico) con un certa quale "sicurezza" che non si fa ad un candidato.
Insomma, vale un pò il solito discorso, chi è troppo sicuro, più facilmente assume un atteggiamento che -magari- gli fa trascurare alcuni aspetti, giungendo ad una insufficiente risoluzione del caso. Spesso capita anche di leggere alcune elaborazioni in cui il tono di chi scrive poco ha dell'ipotetico e del possibilista, atteggiamento che molto facilmente può infastidire la commissione, portando a spiacevoli conseguenze (ahimè per il candidato).
Altre volte ancora l'elaborato risente troppo dell'impostazione ricevuta durante il tirocinio...
Che dire, un suggerimento è mantenere sempre l'umiltà, dimostrando quindi una certa padronanza della materia e degli strumenti, pur rimanendo possibilisti e mostrando la disponibilità a mettere in discussione quanto si è scritto, d'altronde chi sostiene l'Eds non è ancora psicologo e non può detenere il sapere!!!
Come sempre poi una grande variabile in gioco è il fattore "C", ma contro questo, ormai si sa, non si può fare molto!
Cosa ne pensate?
Lo staff di Edspsicologo
In realtà è spesso il passo più delicato dell'intero percorso che porta al raggiungimento dell'abilitazione. Dico questo non solo perchè essere bocciati a questo punto è abbastanza "fastidioso" (per usare un eufemismo), ma perchè sempre più spesso ci giungono esperienze di questo tipo: tutto procede bene, ma si viene bocciati al fatidico caso clinico.
Ritengo necessario fare un distinguo.
Esistono molti candidati che, purtroppo, durante la propria esperienza di tirocinio non hanno avuto modo di sperimentarsi né con esercitazioni, né partecipando a colloqui con pazienti. Questo è, in un certo quale modo, un handicap. Vero è che esistono fior fior di manuali in cui poter studiare casi ed esercitarsi, tuttavia l'esperienza pratica, in vivo, è tutta un'altra cosa.
Esistono poi candidati che hanno invece avuto la fortuna di assistere a colloqui, magari hanno partecipato a supervisioni o discussioni casi, ecc. Questi candidati spesso però, forti dell'esperienza maturata, giungono all'esame (la prova del caso clinico) con un certa quale "sicurezza" che non si fa ad un candidato.
Insomma, vale un pò il solito discorso, chi è troppo sicuro, più facilmente assume un atteggiamento che -magari- gli fa trascurare alcuni aspetti, giungendo ad una insufficiente risoluzione del caso. Spesso capita anche di leggere alcune elaborazioni in cui il tono di chi scrive poco ha dell'ipotetico e del possibilista, atteggiamento che molto facilmente può infastidire la commissione, portando a spiacevoli conseguenze (ahimè per il candidato).
Altre volte ancora l'elaborato risente troppo dell'impostazione ricevuta durante il tirocinio...
Che dire, un suggerimento è mantenere sempre l'umiltà, dimostrando quindi una certa padronanza della materia e degli strumenti, pur rimanendo possibilisti e mostrando la disponibilità a mettere in discussione quanto si è scritto, d'altronde chi sostiene l'Eds non è ancora psicologo e non può detenere il sapere!!!
Come sempre poi una grande variabile in gioco è il fattore "C", ma contro questo, ormai si sa, non si può fare molto!
Cosa ne pensate?
Lo staff di Edspsicologo

Gianluca- Admin
- Numero di messaggi: 21
Data d'iscrizione: 17.10.08

caso clinico
Il caso clinico richiede certamente un'intensa preparazione, che, però, può risultare molto difficile anche per i più preparati e volenterosi per una serie di ragioni.
In primo luogo, spesso durante gli studi universitari non sono previsti corsi specifici per la discussione di casi e, nei rari casi in cui questi vengono contemplati, si tende a non includere esercitazioni ad hoc per apprendere a sviluppare i casi (esplicitando ipotesi diagnostiche, diagnosi differenziale, approfondimenti, indicazioni per il trattamento, ecc...) in forma scritta. Capita, così, che anche i più preparati possono trovarsi ad avere tanti ragionamenti appropriati relativamente al caso, ma, nel momento in cui viene loro richiesto di stendere il caso, rendendo espliciti, e in forma scritta, tutti questi ragionamenti, dall'analisi della domanda alle ipotesi di trattamento, senza trascurare alcun dettaglio, possono incontrare non poche difficoltà.
Inoltre, sappiamo bene che trovare esempi di casi, anche quelli realmente usciti nelle sessioni precedenti, è molto facile, sia utilizzando Internet, sia ricercandoli nei libri realizzati per la preparazione all'esame di stato, tuttavia, non è affatto facile trovare anche lo svolgimento di questi casi. Il risultato è quindi che spesso ci si ritrova con una vera e propria montagna di casi, ma senza avere esempi da seguire, forniti da professionisti esperti, da utilizzare come traccia per esercitarsi.
Infine, un'ulteriore difficoltà che si può incontrare è data dalla stanchezza che può cogliere i candidati, arrivati a questo punto all'ultima prova scritta e, quindi, anche tentati a sedersi un po' e a prendere l'esercitazione sottogamba, guidati dal retropensiero, peraltro scorretto,: "Non sarò così sfigato da essere bocciato proprio all'ultima prova!".
Per tutti questi motivi, il consiglio è quello di esercitarsi tanto, soprattutto confrontandosi in piccoli gruppi, con professionisti, con altri candidati, all'interno di corsi sviluppati ad hoc per la preparazione all'esame di stato.
Che dire d'altro: Buon lavoro a tutti!
In primo luogo, spesso durante gli studi universitari non sono previsti corsi specifici per la discussione di casi e, nei rari casi in cui questi vengono contemplati, si tende a non includere esercitazioni ad hoc per apprendere a sviluppare i casi (esplicitando ipotesi diagnostiche, diagnosi differenziale, approfondimenti, indicazioni per il trattamento, ecc...) in forma scritta. Capita, così, che anche i più preparati possono trovarsi ad avere tanti ragionamenti appropriati relativamente al caso, ma, nel momento in cui viene loro richiesto di stendere il caso, rendendo espliciti, e in forma scritta, tutti questi ragionamenti, dall'analisi della domanda alle ipotesi di trattamento, senza trascurare alcun dettaglio, possono incontrare non poche difficoltà.
Inoltre, sappiamo bene che trovare esempi di casi, anche quelli realmente usciti nelle sessioni precedenti, è molto facile, sia utilizzando Internet, sia ricercandoli nei libri realizzati per la preparazione all'esame di stato, tuttavia, non è affatto facile trovare anche lo svolgimento di questi casi. Il risultato è quindi che spesso ci si ritrova con una vera e propria montagna di casi, ma senza avere esempi da seguire, forniti da professionisti esperti, da utilizzare come traccia per esercitarsi.
Infine, un'ulteriore difficoltà che si può incontrare è data dalla stanchezza che può cogliere i candidati, arrivati a questo punto all'ultima prova scritta e, quindi, anche tentati a sedersi un po' e a prendere l'esercitazione sottogamba, guidati dal retropensiero, peraltro scorretto,: "Non sarò così sfigato da essere bocciato proprio all'ultima prova!".
Per tutti questi motivi, il consiglio è quello di esercitarsi tanto, soprattutto confrontandosi in piccoli gruppi, con professionisti, con altri candidati, all'interno di corsi sviluppati ad hoc per la preparazione all'esame di stato.
Che dire d'altro: Buon lavoro a tutti!
Daniela- Numero di messaggi: 1
Età: 26
Località: milano
Data d'iscrizione: 17.10.08

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